Piero Farina, nato a Milano, ma da diversi anni residente a Pavia, è da sempre fotografo.
Seguace di Ansel Adams ed allievo di Roberto Salbitani privilegia da anni il lato artigianale della creatività fotografica al punto che si può parlare delle sue opere come di grande esempio di cosa significhi veramente “fare” fotografia.
Il suo percorso creativo si sviluppa a partire dall’applicazione del “Sistema Zonale” di Ansel Adams per passare alla ricerca artistica sulle chimiche di uso fotografico che lo portano alla creazione prima delle “chimigrafie”, dove la materia di per sé insignificante conferisce all’immagine una miriade di significati per l’occhio del fruitore, per passare in seguito alle “fotochimie” dove la riflessione sulla materia si riunisce all’idea di “soggetto” tradizionale ma che emerge dalla sostanza chimica che lo determina.
Queste operazioni creative e nel contempo critiche si inseriscono nella tradizione di fotografi-artisti che hanno indagato le possibilità espressive dei materiali fotografici e della luce (Man Ray, Moholy-Nagy, Veronesi, Mulas, Migliori).
Hanno apprezzato le sue opere, con critiche lusinghiere: Roberto Mutti, Lanfranco Colombo, Maurizio Rebuzzini, Erminio Annunzi, Claudio Argentiero, Enrico Prada, Fabrizio Boggiano, Vincenzo Mirisola, Peppino Giovenzana, Ken Damy, Dante Tassi, Ando Gilardi, Carlo Pisa, Patrizia Riviera, Roberto Salbitani, Silvana Turzio, Beniamino Terraneo, Pino Valgimigli, Yuki Konsyo, Watanabe, Luigi Erba, Stefania Provinciali, Barbara Silbe.
Da diversi anni insegna le tecniche di Camera Oscura per la realizzazione di stampe fine art applicando la tecnica del succitato “Sistema Zonale” di Ansel Adams ed utilizzando chimiche
artigianali che produce lui stesso.
Ha partecipato a numerose Mostre, sia collettive che personali, tra le quali: Triennale di Milano (1996 e 2000), Galleria Gonda di Milano (1999), Giovenzana di Milano (1996-1997-1998-2000), Cascina Grande di Rozzano (2002), Rassegna Internazionale di Foiano della Chiana (2003), Galleria d’arte fotografica Carra di Parma (2004), Villa Pomini di Castellana (2005) e Open Mind di Milano (2005).
Ha illustrato diversi libri tra cui: “Prima che il tempo scada” (in collaborazione con altri fotografi) commissionato dal Comune di Pavia (1998), Poesie di Jean Monod (1999), Artigiani Fiorentini (2001)
Ha pubblicato, in collaborazione con altro fotografo , una cartella a tiratura limitata recensita entusiasticamente da Ando Gilardi.
E’ stato pubblicato su: Reflex, Tutti Fotografi, Progresso Fotografico e Fotocult.
Diverse sue immagini vengono utilizzate nel settore dell’arredamento. Si dedica in particolare a foto di ritratto in bianco e nero che poi colora con la tecnica della
“chimigrafia”.

Nudo
2001, fotochimia, cm 50x40
CHIMIGRAFIE e FOTOCHIMIE
Dopo anni dedicati esclusivamente al B/N Fine Art per una fotografia “classica”, ho provato ad avvicinarmi alla tecnica “off camera” inventandola tutta.
Per anni ho concepito la fotografia solo in termini di “dal bianco al nero” escludendo ogni ricognizione nel colore che ho sempre giudicato un’aggiunta all’immagine.
Trovo esaltante, mentre opero per creare le mie “chimigrafie” e “fotochimie”, l’apparire di colori che, continuando nel procedimento, si modificano, scompaiono, cambiano e creano forme che a loro volta si modificano continuamente e che, arrivati al termine, si prestano alle letture più diverse. Ma qual’è il termine? Spetta a me deciderlo di volta in volta senza sapere se, procedendo, il risultato sarebbe stato migliore o peggiore. Fermarsi quando piace, e se continuando…..?
Quando lascio cadere le chimiche fotografiche sulla carta e ne accetto il risultato non faccio altro che omologare, come voluta, una realtà accidentale. L’essenziale non sta nel fare, quanto nello scegliere e accettare ciò che si è fatto. L’accettazione del caso è un atto formativo.
Già la fotografia, che opera su materiale esistente in natura, è una accettazione del caso con l’aggiunta di operazioni manuali e quindi di decisioni formative.
La casualità, anche se guidata, delle forme e dei colori è una continua ed eccitante scoperta.
Il mio intervento, dopo che il caso guidato ha creato l’icona, è l’accettarne o meno il risultato. Fermarsi.
Inutile sottolineare che ogni immagine è un unico irripetibile.

Fiori - Nella tempesta
2002, fotochimia, cm 30x30